Procuratore delle Missioni in Mozambico

 P. Edmilson Mendes, csch

Procuratore delle Missioni Cavanis

 

l 30 gennaio sono partito da Roma con P. Irani L. Tonet che doveva andare in Mozambico per il suo servizio di Economo generale, con destinazione la città di Pemba (Mozambico). Il volo, con scalo a Doha e a Nairobi è stato molto tranquillo. Un unico problema: non avevo portato con me la tessera di vaccinazione contro la febbre gialla. Il tutto si è risolto con la rivaccinazione fatta da una gentile signora con mano di fata. La bellezza della missione la si percepisce anche dai gesti e comportamenti delle persone. Suor Jocelia, brasiliana e segretaria della Curia vescovile, si è presenta in aeroporto e ha provveduto a pagare con la moneta locale la vaccinazione, il mio visto di ingresso e quello di P. Irani. Mons. Luiz Fernando Lisboa, vescovo della Diocesi di Pemba, ci attendeva assieme a P. Benjamin Insoni. In macchina (con il volante sulla destra) siamo arrivati alla Casa del Vescovo quasi 24 ore dopo la partenza.

Siamo stati accolti con vera gioia e durante la cena il Vescovo ci ha presentati alla sua comunità formata da religiosi scolopi ospiti per lo studio della lingua portoghese, da una coppia di giovani sposi portoghesi che subito dopo il matrimonio ha deciso di fare un anno di esperienza missionaria in Mozambico e altri padri del clero diocesano.  

Il primo febbraio, dopo la concelebrazione della Santa Messa e la colazione ci siamo trovati io, P. Irani e P. Benjamin con il Vescovo per un momento di condivisione, scambio di idee a riguardo della nostra visita ai confratelli di Macomia. Come Procuratore delle Missioni ho parlato della possibilità, una volta individuata qualche situazione concreta e specifica, di possibile collaborazione tra la Procura delle Missioni Cavanis e la Parrocchia a noi affidata. E anche come Postulatore delle nostre Cause di Beatificazione ho chiesto il permesso per proporre la devozione dei nostri santi Fondatori nell’ambito della nostra Parrocchia di Macomia e P. Irani, responsabile dell’animazione vocazionale della Congregazione si è informato sulle norme della Diocesi per l’animazione e pastorale vocazionale degli Istituti missionari.

Il Vescovo, di forma chiara e gentile,  ci ha assicurato tutta la libertà di lavorare e divulgare il carisma Cavanis in mezzo alla gente. A riguardo dei progetti, si mostrò contento e ha sottolineato che giustamente saranno i nostri confratelli che là lavorano a indicare con più precisione, dopo un saggio ed opportuno discernimento, cosa si potrebbe realizzare a Macomia sia per il Carisma Cavanis sia per la promozione della vita stessa della comunità. Quanto all’animazione vocazionale, ha ricordato che nell’accordo firmato tra le Diocesi del Mozambico e gli Istituti religiosi che la arrivano c’è l’obbligo di non fare pastorale vocazionale nei primi tre anni. Ma nessuno vieta farsi conoscere e proporre il proprio Carisma senza passare subito all’accoglienza o formazione di candidati alla vita propria della Congregazione.

La Missione cattolica di Macomia è costituita dalla Parrocchia, da una Scuola statale, una comunità delle Suore Carmelitane di San Giuseppe, spagnole, che gestiscono la scuola e un internato per ragazzi e ragazze poveri provenienti da varie parti del Paese e la Comunità religiosa Cavanis è costituita oltre a P. Benjamin, parroco, anche dal Diacono Clement Boke e Valmir, un laico brasiliano di 71 anni che porta nel cuore la gioia della missione e ha già collaborato con noi Cavanis anche nelle Filippine.

 La parrocchia si chiama San Giovanni Bosco in ricordo della presenza delle Suore salesiane in questo territorio tanti anni fa ed è molto estensa e con varie comunità sperdute e lontane a volte centinaia di chilometri dalla sede parrocchiale. Sono necessarie ore di viaggio per arrivare, quando le strade permettono, a piccoli villaggi con una comunità cattolica tante volte ridotta a poche famiglie cristiane in mezzo ad altrettante musulmane.La missione Cavanis a Macomia sarà feconda solo se saprà capire l’urgenza di una evangelizzazione di base che non escluda la complessa religiosità popolare e contempli il ritmo  essenziale di vita perché la gente è accogliente e aperta alla novità del Vangelo. Proprio per questo il Vescovo di Pemba ha parlato della necessità di una “prima evangelizzazione”.  Per il nostro carisma Cavanis, Macomia è una grande opportunità e un campo di enorme vastità per l’animazione missionaria. Con i confratelli là presenti abbiamo pensato di iniziare con piccoli progetti che favoriscano la formazione e la promozione dei bambini e giovani “povera e dispersa gioventù”.

I nostri religiosi e il laico sono ben animati e aperti alle novità di questa missione. Vivono in modo positivo e appassionato lo stupore della chiamata e dell’urgenza missionaria propria della “Chiesa in uscita” di Papa Francesco. Lavorano già intensamente nell’apostolato parrocchiale e nello specifico Cavanis, con presenza attiva nella vita dei ragazzi.

Per andare incontro ai tanti giovani e bambini che girano attorno alla Parrocchia, sono urgenti progetti di animazione e inserimento nella comunità parrocchiale e religiosa, attraverso la partecipazione attiva alla liturgia, la formazione di un gruppo musicale e di un gruppo sportivo, con squadre di calcio e pallavolo e un gruppo di teatro e animazione ludica. La Procura delle Missioni Cavanis ha già ricevuto questi progetti che saranno presentati a persone di buona volontà. Nei giorni della nostra permanenza a Macomia, siamo stati in contatto con una realtà difronte alla quale nessuno può rimanere indifferente o apatico. Trattasi di un contesto dove la maggior  e più importante risorsa sono le persone stesse. E questo è molto bello, riempie di speranza e riafferma la legittimità della scelta della Congregazione che ha deciso questa apertura missionaria nell’ambito dell’anno del Giubileo della Misericordia.

Alla Congregazione è stata donata un’altra bellissima opportunità. Se è vero che qui in Italia, per mancanza di vocazioni e anzianità di tanti religiosi c’è un clima di tristezza e sfiducia sul futuro, è altrettanto vero che “stare in permanente stato di missione” genera una energia liberatrice e coinvolgente che può ripristinare valori persi, rianimare la fiducia nella Provvidenza, in sé stessi e negli altri e, soprattutto, può sconfiggere l’indifferenza che è, oggigiorno, il più odioso dei mali.

Oggi, con responsabilità, tocca a noi accompagnare gli sviluppi di questa giovane missione, assicurando il nostro sostegno e aiutandola a crescere come i grandi alberi di mango che, in Mozambico, si trovano ovunque offrendo gratuitamente ombra e gustosi frutti a chi passa e si ferma all’ombra, per il semplice fatto che è stanco e affamato.É facile immaginare la gioia dei nostri Santi P. Antonio, P. Marco, P. Basilio. I Fondatori “sarebbero andati anche in America, per salvare un solo ragazzo”; P. Basilio ha lasciato scritto che “quando la Congregazione avesse inviato missionari fuori dell’Italia, anche da cielo li avrebbe accompagnati sempre con la preghiera”. Nella “gioia della missione” accogliamo come dono del Signore la Missione in Mozambico, come, storicamente, abbiamo accolto la Missione della Congregazione in Italia, in Brasile, Congo, Filippine, Romania, Ecuador, Bolivia, Colombia…! Sempre ci sono giovani e bambini, da accogliere con Carità Cavanis per essere per loro “più padri che maestri”.