Filippine: Il card. Tagle (Manila) risponde alla “guerra alla droga” di Duterte.

P. Diego Spadotto

Ha scelto la via del dialogo, della non violenza attiva e delle proposte “proattive” il cardinale Luis Antonio Tagle, arcivescovo di Manila, per affrontare il pugno d’oro che il presidente delle Filippine Rodrigo Duterte sta usando nella sua “guerra alla droga”. Secondo fonti asiatiche sono almeno 12.000 le persone uccise da metà del 2016 ad oggi, le organizzazioni per i diritti umani parlano di migliaia di vittime. La maggior parte sono esecuzioni extragiudiziali, torture e abusi commessi dalle forze dell’ordine che hanno “licenza d’uccidere”, talvolta anche innocenti, e sempre nelle comunità più povere. La Chiesa cattolica filippina ha spesso alzato la voce per denunciare e protestare contro tanta violenza di Stato e chiaro disprezzo per le vite umane, con posizioni dei vescovi più o meno forti. Il card. Tagle non si è sottratto alle domande dei giornalisti sulla situazione del suo Paese. E ha raccontato alcune iniziative interessanti dell’arcidiocesi di Manila, come i corsi di formazione rivolti alle forze dell’ordine, per aiutarli a riflettere e arginare gli abusi, e un programma per la riabilitazione dei giovani tossicodipendenti. 

Il movimento della non violenza attiva, fondato sul dettame della Bibbia: il male cresce se rispondo ad un altro male. Se qualcuno grida io sorrido e quello smette di gridare. È una difficile disciplina interiore ma con determinazione si riesce. In questo momento la Chiesa sta dicendo al governo che il problema del narcotraffico è grave e non possiamo far finta di niente, tante famiglie sono distrutte dalla droga e dall’alcool. Apprezziamo gli sforzi del governo e delle persone di buona volontà per cercare una soluzione e anche la Chiesa vuole contribuire, secondo le proprie capacità e la propria missione. C’è però una diversità negli approcci. Se c’è la possibilità vado direttamente al dialogo. Un’altra via è proporre programmi concreti. Nell’arcidiocesi di Manila, ad esempio, abbiamo iniziato in una parrocchia Facciamo attività di counseling per le famiglie, la Caritas aiuta nella ricerca di posti di lavoro o borse di studio e pian piano la comunità assume diverse responsabilità. Usiamo un approccio positivo e proattivo. 

Ho convocato i generali e i capi delle forze dell’ordine coinvolti nella “guerra alla droga”. È stata una conversazione serena, umana. Ho messo a disposizione, da parte dell’arcidiocesi di Manila, una formazione continua rivolta a poliziotti e militari. I generali hanno accettato. Sono già tre i gruppi che hanno concluso la formazione. Cominciamo con qualcosa di molto umano. Ad esempio, ho partecipato ad una sessione per far comprendere, in maniera diplomatica, che ogni persona è frutto di un passato e di una storia fatta di ombre e luci. Ogni gruppo è composto da 80/100 militari e poliziotti di ogni ordine e grado. Sono musulmani, protestanti e cattolici. Abbiamo coinvolto anche generali e capi della polizia in pensione. Il presidente ha detto che vuole apprendere il programma della Chiesa. 

È importante anche la formazione delle comunità di base per vigilare le strade e aiutare le famiglie, specialmente i giovani. La povertà è una delle ragioni del fenomeno della droga. Di recente ho parlato con i miei compagni d’università perché quest’anno celebriamo 40° anniversario della laurea. Li ho convinti a fare qualcosa per i ragazzi di strada, vulnerabili a prostituzione e droghe. Loro hanno donato 36/38 violini e un mese fa hanno iniziato lezioni di musica per i ragazzi di strada. Ora il mio sogno è che durante la prima messa della novena di Natale, nella cattedrale di Manila, possa suonare l’orchestra di violini dei ragazzi di strada. Cinque ore di pratica musicale sono cinque ore lontano dalla strada e dalle cattive influenze. Va bene la critica, ma se accompagnata da proposte.