Riccardo de Luchi

Correva l’anno 2014 quando partecipai assieme ad una mia compagna di classe, Giorgia V., ad un progetto extracurricolare promosso dal?Isituto Cavanis, che nell’estate di quell’anno ci portò a vivere una bellissima e ricchissima esperienza missionaria in una piccola cittadina chiamata Ortigueira, sita nello stato del Paranà (Brasile). In questa cittadina la Congregazione cura la parrocchia intitolata al Martire “Sao Sebastao” e la Casa do Menor P. Livio Donati. Arrivammo in aeroporto a Curitiba il 23 luglio accompagnati da P. Edmilson (Procuratore delle Missioni) il quale ci affidò nelle mani di P. Mario Valcamonica che ricopre l’incarico di parroco nella sopracitata Ortigueira. Vista la lunghezza del tragitto dall’aeroporto alla Parrocchia, passammo la prima notte (o quel che ne rimaneva essendo arrivati molto tardi) in un Seminario della Congregazione sito circa a metà strada. La mattina seguente, ripartimmo alla volta di Ortigueira dove una volta giunti in parrocchia, ci sistemammo nelle rispettive camere e successivamente P. Mario ci accompagnò a fare il giro della città. Sarebbe una grave omissione se non riportassi la struttura della cittadina, la quale ha una forma collinare ricca di casette semplici ma ben curate e sopra ogni altra struttura si erge la Chiesa al cui Santo Patrono tutti erano molti devoti, (oltre che a Nostra Signora di Aparecida). La struttura geografica rispecchiava fermamente anche la struttura sociale, P. Mario è molto stimato e rispettato dalla popolazione locale, sono legati da un legame molto forte. La popolazione è semplice, umile e mite, mai mi sono sentito così a casa, così partecipe di un popolo tanto da non essermi mai, o quasi, sentito “straniero”; tengo a sottolineare il “quasi” poiché l’unico ostacolo, perlomeno iniziale era la lingua, di cui alla partenza conoscevo solo le formule di saluto. Tornando al racconto dell’esperienza, P. Mario terminata la presentazione della città ci portò alla Casa do Menor ovvero il luogo dove si sarebbe consumata maggiormente la nostra esperienza “missionaria”. Subito i bambini grandi e piccoli ci hanno accolto festosi e gioiosi rivolgendoci mille domande sui nostri luoghi d’origine e sulla nostra persona. Rincasammo la sera stanchi ma felici, tuttavia le sorprese non erano finite: in parrocchia era arrivato il vice-parroco P. Nelson Martins, sacerdote molto devoto e sebbene anagraficamente più, ricco di vitalità. Il secondo giorno trascorremmo sempre presso la Casa do Menor. È necessario spendere due parole su come è organizzato il sistema scolastico a Ortigueira (e immagino in tutto il Paranà), la scuola è divisa in tre turni, mattina, pomeriggio e sera (quest’ultimo riservato ai maggiorenni), quando i bambini o i ragazzi non devono frequentare la scuola (o la mattina o nel pomeriggio), la Casa do Menor P. Livio Donati li accoglie,  del tutto gratuitamente se non con l’obbligo di dover frequentare la scuola, ricevono un supporto alla studio durante la prima ora di permanenza (guidato da insegnanti locali e divisi per classi) e nella seconda parte del tempo possono giocare negli spazi di cui dispone la struttura; infine ricevevano due pasti (colazione, pranzo/pranzo,merenda…in base alla turnazione scolastica). Noi cercavamo di fare il nostro meglio sia durante le ore di studio sia durante le ore di gioco, cercando di superare al meglio il problema della lingua. La casa offriva e offre molto ai ragazzi, l’impegno costante di P. Mario era cercare di migliorarla sempre di più. La Casa era dotata di alcuni appezzamenti coltivati, di alcuni animaletti (conigli, galline…) dando la possibilità ai bambini di apprendere sempre nuove conoscenze e competenze. Era inoltre possibile percorrere un percorso naturalistico che portava ad un laghetto dove in estate, ci hanno raccontato, i ragazzi facevano il bagno. Questo ritmo si ripeteva dal lunedì al venerdì, nel weekend si andava assieme a P. Mario o P. Nelson nelle “enterioras”, zone rurali dove i Padri celebravano la S. Messa in piccole Chiese ospitanti poche persone. Terminata la S. Messa della mattina, mangiavamo assieme alla comunità locale. I pranzi erano momenti di viva convivialità e fraternità arricchita da buon cibo locale.  Durante queste esperienze negli "interior" abbiamo potuto assistere alla celebrazione di alcuni Matrimoni e partecipare ai relativi festeggiamenti. Il weekend culminava domenica sera in cui si mangiava la pizza. Durante il nostro viaggio abbiamo visitato le cascate di Iguazù, una tra le sette meraviglie del mondo e nella stessa occasione anche il “Parque das Aves”. Inoltre abbiamo avuto la possibilità di visitare la Casa da Crianca P. Marcello Quilici sita a Castro dove ci hanno accolto oltre a P. Edemar (Superiore Provinciale), altri Padri, seminaristi e altri tre ragazzi che con noi erano partiti dall’Italia. Le tre settimane sono passate in fretta e il 14 agosto siamo ripartiti alla volta dell’Italia assieme a P. Edmilson. L’esperienza ci ha dato molto, se quando siamo partiti ci chiedevamo quanto avremmo potuto “dare” a questi bambini, a questa gente, siamo tornati consapevoli che loro ci hanno arricchito molto, ci hanno “dato”, o meglio, insegnato molto più di quanto ci saremmo mai potuti aspettare. Rimane indelebile in me l’immagine, il ricordo vivissimo, di un bambino lì nella Casa, che aveva qualche caramella e senza esitare ha deciso di donarle agli altri. Un’ immagine viva che racchiude, assieme a tanti altri ricordi, tutta l’umiltà e la carità di un popolo, definito da molti con disprezzo “del terzo mondo”, che tuttavia sa trovare nella sua condizione di povertà, la carità e l’amore verso il prossimo. Infine chiudo con una frase di P. Diego Spadotto, colonna portante del percorso di formazione prima della partenza: “la vera missione inizia quando si ritorna e si racconta quello che si ha vissuto”.

 

De Luchi Riccardo

 

Ex studente Cavanis Possagno