Donna coraggio!

Dalla Radio Vaticana apprendo questa bella notizia dove il linguaggio del dire diventa linguaggio del fare.

P.  Diego Spadotto

Rebecca Kavugho è una giovane di 22 anni e il suo nome è legato all’impegno nel Movimento Lotta per il Cambiamento, formato da giovani della Repubblica Democratica del Congo che si battono in maniera non violenta per un Congo nuovo, veramente indipendente, unito, democratico e prospero. Rebecca ha ricevuto il premio “Donne coraggiose 2017” creato dall’amministrazione dell’ex presidente americano Barak Obama. Rebecca nel febbraio 2016 è stata condannata a sei mesi di prigione a Munzenze per incitazione alla disobbedienza, e liberata il 26 luglio, un mese prima della fine della pena. Il premio assegnatole riconosce in lei “uno dei più giovani prigionieri di opinione al mondo”, per il ruolo determinante in una serie di manifestazioni democratiche che chiedevano al governo elezioni credibili nel 2016, come indicato dalla Costituzione del Paese. Rebecca ha ricevuto il premio con umiltà: “Dedico questo premio a tutte le donne congolesi che danno prova ogni giorno con coraggio straordinario per sopravvivere e far sopravvivere le loro famiglie, spesso in condizioni di insicurezza e precarietà economica estreme”.In Africa non c’è ormai più nulla da distruggere. La maggior parte dei Paesi sono territorialmente grandi e sono ricchissimi di risorse minerarie  e del suolo: uranio, oro, rame, coltan, diamanti, legnami, ecc. ma vivono nella paura, nella povertà, nella guerra. Dietro queste drammatiche situazioni  ci sono scopi politici, interessi economici di sfruttamento, commerci iniqui di armi. I mass media internazionali informano assai parzialmente quel che avviene nei Paesi dell’africa o nei Paesi che hanno nel loro interno conflitti e guerre pluridecennali. Di questa situazione ne approfitta il commercio delle armi dove brillano come esportatori ed importatori USA, Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna, che controllano il 90% del mercato mondiale (28 miliardi su 31). Spesso questo fiume di armi e munizioni, grandi e piccole, segue vie ufficiali, cioè contratti e accordi tra governi e strade meno note, quelle dei traffici più o meno clandestini, che vanno rifornire guerre, guerriglie, terroristi, delinquenza organizzata. Accanto a questo commercio c’è il mercato dell’usato dove si trova di tutto. Per esempio i narcotrafficanti latinoamericani vanno a, rifornirsi presso le armerie statunitensi collocate di proposito lungo il confine con il Messico: all’andata droga, al ritorno armi.Lo Stato Islamico allunga gli artigli sulle Filippine e lo fa a partire dall’isola del Mindanao, 22 milioni di abitanti, in maggioranza mussulmani. Al centro dei combattimenti è la città di Marawi, 200 mila abitanti, dove è stata incendiata anche la cattedrale. La città è segnata da esecuzioni sommarie, dettate dalla maggioranza dei casi dalla volontà di diffondere il terrore. Mentre i9 focolai aumentano, nelle Filippine duyremente provate dal regime di Duterte, il 23 maggio scorso è stata introdotta la legge marziale nell’isola del Mindanao, per 60 giorni che potrebbero diventare molti di più. Il vescovo di Marawi  Edwin de la Pena ha dichiarato: “ non riconosco la città, sembra di essere in Siria o in Iraq, siamo nel caos. Certo è cje l’assedio alla città, è l’ultimo atto di una serie di tensioni chhe hanno visto l’isola del Mindanao diventare nell’ultimo anno, luogo di confluenza e di addestramento di filippini fondamentalisti provenienti del Medio Oriente. La sicurezza predicata da Duterte sta diventando sempre più precaria, violenza genera violenza.