Dalla missione.


P. Diego Spadotto

 

AFRICA - In Africa non c’è ormai più nulla da distruggere. La maggior parte dei Paesi sono territorialmente grandi e sono ricchissimi di risorse minerarie  e del suolo: uranio, oro, rame, coltan, diamanti, legnami, ecc. ma vivono nella paura, nella povertà, nella guerra. Dietro queste drammatiche situazioni  ci sono scopi politici, interessi economici di sfruttamento, commerci iniqui di armi. I mass media internazionali informano assai parzialmente quel che avviene nei Paesi dell’africa o nei Paesi che hanno nel loro interno conflitti e guerre pluridecennali. Di questa situazione ne approfitta il commercio delle armi dove brillano come esportatori ed importatori USA, Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna, che controllano il 90% del mercato mondiale (28 miliardi su 31). Spesso questo fiume di armi e munizioni, grandi e piccole, segue vie ufficiali, cioè contratti e accordi tra governi e strade meno note, quelle dei traffici più o meno clandestini, che vanno rifornire guerre, guerriglie, terroristi, delinquenza organizzata. Accanto a questo commercio c’è il mercato dell’usato dove si trova di tutto. Per esempio i narcotrafficanti latinoamericani vanno a, rifornirsi presso le armerie statunitensi collocate di proposito lungo il confine con il Messico: all’andata droga, al ritorno armi.

 

FILIPPINE - Lo Stato Islamico allunga gli artigli sulle Filippine e lo fa a partire dall’isola del Mindanao, 22 milioni di abitanti, in maggioranza mussulmani. Al centro dei combattimenti è la città di Marawi, 200 mila abitanti, dove è stata incendiata anche la cattedrale. La città è segnata da esecuzioni sommarie, dettate dalla maggioranza dei casi dalla volontà di diffondere il terrore. Mentre i9 focolai aumentano, nelle Filippine duyremente provate dal regime di Duterte, il 23 maggio scorso è stata introdotta la legge marziale nell’isola del Mindanao, per 60 giorni che potrebbero diventare molti di più. Il vescovo di Marawi  Edwin de la Pena ha dichiarato: “ non riconosco la città, sembra di essere in Siria o in Iraq, siamo nel caos. Certo è cje l’assedio alla città, è l’ultimo atto di una serie di tensioni chhe hanno visto l’isola del Mindanao diventare nell’ultimo anno, luogo di confluenza e di addestramento di filippini fondamentalisti provenienti del Medio Oriente. La sicurezza predicata da Duterte sta diventando sempre più precaria, violenza genera violenza.

 

        BRASILE - “Il gigante abbandonato”, gigante dai piedi di argilla, come era chiamato nei decenni scorsi il Brasile. A seguito delle due “cure da cavallo” di stampo neoliberale, imposte dai due governi di Fernando Henrique Cardoso, il Brasile era diventato interessante per gli investitori internazionali, sia per i tassi di interesse che offriva, sia soprattutto per le immense risorse agricole e minerarie. Il primo governo Lula, aveva nominato come direttore della Banca Centrale un direttore ben conosciuto negli ambienti del così detto “Consenso di Washington”: Henrique Meirelles che l’attuale governo Temer ha chiamato a essere ministro delle politiche economiche. Questo dimostra che il “lulismo” non ha mai voluto intaccare le strutture arcaiche e neoliberali del Brasile. Se questa è la realtà, perché i neoliberali si sono scatenati in modo violento contro il “lulismo”, al punto di dar vita a un golpe parlamentare. Si cambia il cane ma non il guinzaglio! Probabilmente è stata l’abile politica estera di Lula che ha emancipato il Brasile dalla tutela degli USA e mettendo il Brasile al centro del MERCOSUL e del BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica). Dentro questo protagonismo il governo Lula si è permesso di alzare il prezzo delle royaltiessulle grandi riserve mondiali del petrolio. Questo fatto aveva praticamente estromesso le “sette sorelle” del petrolio mondiale. In fine Lula aveva destinato l’1% del Pil ad un gigantesco sistema di “beneficienza di Stato”, la “Bolsa familia”. Con questo riusciva a controllare 60 milioni di voti dei  140 milioni di votanti. Per via elettorale sarebbe stato molto difficile sconfiggerlo. Ma a seguito del crollo a livello mondiale delle materie prime sono venuti meno al suo governo i soldi per la “beneficienza di Stato”. Contemporaneamente il giudice Sergio Moro la cui moglie e eletta nelle file del PSDB, ha cominciato a indagare nella gestione della più grande azienda parastatale, la Petrobras che era stata l’unica ad aver vinto il bando di immensi giacimenti di petrolio. La prima tangente di corruzione fu scoperta in un auto lavaggio di qui il nome “Lava jato”. Aveva scoperto la trama di tutta la corruzione. Ora il pool che sta guidando questa gigantesca operazione sta investigando la vera “madre” della corruzione che è l’oligarchia patrimonialista che da sempre usa le strutture statali e le ricchezze naturali a proprio uso e consumo. In questo quadro devastante circa 150 dei 700, tra deputati e senatori, in attesa di giudizio, compreso il presidente Temer e i presidenti di Camera e Senato. Ora le “riforme” introdotte da Temer hanno aperto le porte alle multinazionali del petrolio, abolito le riforme della Scuola, della Previdenza, del Mercato del lavoro. Le forze dell’oligarchia ruralista stanno riprendendo il loro tradizionale sistema di violenza e non si parla più di riforma agraria. E la CNBB? Sembra che dopo un ventennio di ristagno, grazie all’ “effetto Francesco” stia recuperando la sua anima profetica attraverso Azioni, Note e Documenti semplici ma profetici.