La pace è davvero possibile? Si, ma la dobbiamo conquistare!

P. Diego Spadotto

l mese di Ramadan è stato segnato nell’isola del Mindanao (Filippine) a forte presenza musulmana da un conflitto aperto che sembra ancora lontano dall’estinguersi. Ieri il presidente Rodrigo Duterte si è scusato con la popolazione della città di Marawi per la devastazione provocata dai bombardamenti governativi dopo l’invasione il 23 maggio da parte di centinaia di militanti armati del gruppo Maute legati al Daesh e per l’imposizione della legge marziale sull’intera isola. Marawi, che contava 220mila abitanti è ora una città fantasma, semidistrutta, ma la situazione sul campo sembra ancora lontana dalla normalità. 

Oltre a duri combattimenti ancora in corso e che mettono seriamente in dubbio la volontà dei comandi militari di chiudere la partita con i ribelli entro la fine del Ramadan domenica prossima, resta precaria la sorte di molti dei 250mila fuggiaschi in parte ospitati in centri di raccolta nelle città di Iligan e Cagayan de Oro dove già si sono registrate vittime per malattia o denutrizione, soprattutto tra i bambini. Drammatica la sorte delle centinaia di abitanti intrappolati in aree dove sono in corso i combattimenti come pure di forse 200 individui nelle mani dei ribelli, tra cui il vicario episcopale e una quindicina di cattolici catturati nella Cattedrale. 

Il rischio di una estensione del conflitto in altre aree di Mindanao è presente, sia per la diaspora di guerriglieri del Maute in fuga da Marawi, sia da parte di altri gruppi a essi alleati.  Un rischio evidenziato ieri dall’attacco di forse 300 militanti del Fronte dei combattenti islamici per il Bangsamoro (nazione islamica), Biff, a un villaggio della municipalità di Cotabato, altra città, come Marawi, a predominanza di popolazione musulmana. Dopo uno scontro a fuoco con i paramilitari, i ribelli hanno invaso una scuola, prendendo in ostaggio una trentina di civili, tra cui 12 studenti. La situazione è stata caotica per tutta la giornata, con il ritiro dei militanti annunciato e poi ritrattato dai comandi militari che hanno detto di ritenere l’attacco della mattinata un’azione diversiva, mirata a allentare la pressione delle forze armate filippine su Marawi che dista circa 200 chilometri. 

Fonte Avvenire